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I viaggi in bicicletta. Da una vita ordinaria, al cambiamento. Ce lo racconti?

Il mio cambiamento non è stato così radicale. Mi considero tutt’ora in una fase di
transizione. Vivere delle proprie passioni credo sia una delle cose più belle che un
essere umano possa permettersi
. Ho iniziato a lavorare come modello nel 2003 e da allora
credo di aver allenato abbastanza il mio spirito di adattamento. Fare il
modello è un mestiere in cui non si ha bisogno di stare tutti i giorni per otto ore al
giorno nello stesso posto a fare la stessa cosa. A volte si arriva anche ad incontrare
otto clienti nuovi al giorno e se si è fortunati si lavora altrimenti no. In questo modo
ho convissuto con l’impermanenza già da ragazzo per cui non posso dire di aver
mollato qualcosa di sicuro come un posto di lavoro a tempo indeterminato, ma di
certo di aver cambiato stile di vita dedicandomi di più alle mie passioni, quindi poco
lavoro e tanta vita. Coi primi viaggi che facevo avevo iniziato a valutare quanti soldi
mi servissero per vivere nelle metropoli del mondo industrializzato. Mi stavo
stancando di passare lunghi periodi in città sovraffollate. Facendo due conti, ho
preferito vivere con poco, ma per assurdo vivere con poco significa essere più
liberi, e quindi vivere meglio. Però la bici si, è stata una sorta di illuminazione.
Stavo viaggiando con la mia ex ragazza e ci trovavamo nel sud-ovest della Cina ai
confini con il Laos. Ci eravamo stancati di prendere mezzi, autobus, treni, fare
autostop, preoccuparci ogni volta di trovare un posto dove dormire e dipendere
sempre da qualcosa o da qualcuno così ci venne la brillante idea di continuare il
viaggio in bici. La notte stessa feci quel sogno che mi tolse ogni dubbio. E non mi
sbagliavo. Da quel giorno son passati quattro anni e da allora ho pedalato per più di
20.000 km in territori stranieri. Oggi sono qui con la stessa carica e la stessa voglia
di partire per una grande avventura ed esplorare terre a me sconosciute.

Ma il viaggio in bici.. Cos’è?

Viaggiare in bici ti fa sentire vivo p
erché non stai mettendo nessun filtro fra te e il mondo.
Ogni pregiudizio non ha più motivo di esistere. È un po come andare a
teatro o guardare un film di fantascienza. La bicicletta è un mezzo umile, ti mette a
nudo e ti permette di vedere le cose come stanno realmente. La gente capisce lo
sforzo che stai facendo e cerca innanzitutto di aiutarti. Ogni fatica, ogni goccia di
sudore sono il prezzo per la verità. Sì, io cerco la verità.
Non credo ai mass media
o a degli articoli monotematici scritti da giornalisti per fare il gioco dei potenti, dei
più forti. Sei tu a scendere in campo. Sei tu a metterti in gioco e sei tu il
protagonista di quel famoso film d’avventura che tanto ti faceva sognare da
bambino. Sei tu che scegli ogni singolo istante di creare un mondo migliore. Io non
lo faccio per battere dei record, lo faccio per arricchire lo spirito e il mio bagaglio di
culture, paesaggi, colori, profumi nuovi. Se solo penso che a scuola mi hanno
insegnato che abbiamo scoperto l’America, per me è una follia! Semmai abbiamo
scoperto il fuoco e l’acqua calda, ma non l’America! Credo a quello che vedo e
cerco quelle bellezze che l’umanità e il nostro pianeta hanno ancora da offrire.

Dove sono le tue radici?

Dopo aver attraversato tutti quei confini
via terra con le mie forze posso dire di avere abbattuto ogni muro.
È come se li avessi eliminati. I confini sono solo delle
linee immaginarie create dall’uomo per raggruppare e fare ordine, ma in realtà lo
vediamo oggi con la migrazione e la globalizzazione che cosa significano davvero
quei confini. Per il momento non mi sento di appartenere a nessun posto perché
quando entro in un paese nuovo mi sento a casa ogni volta che pianto la tenda a
terra o che la gente mi ospita. Sono anche ospite, e così ho capito quanto sia
importante sentirsi ospiti anche nel luogo in cui si è nati. In qualità di ospite,
essendo di passaggio, mi sento in dovere di lasciare un buon segno alle mie spalle,
alle persone che verranno dopo di me, qualcosa di buono che faccia bene
all’umanità. È una ruota che gira, meglio seminare dei semi buoni, perciò mi sento
cittadino del Pianeta Terra e per me i confini non esistono.
Certo, ognuno ha i propri
limiti, tutti abbiamo un nostro limite, ma il limite è un qualcosa che ci siamo posti da
soli, non è qualcosa che ci è stato imposto dalla società.

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Come si riesce a superare, o accettare, il bisogno di avere il controllo e la paura di fare qualcosa fuori dall’ordinario?

Credo sia uno stimolo primordiale quello di vivere ogni momento a un intensità
paragonabile a quando si è bambini. L’uomo, per necessità di vario genere, ha
sempre viaggiato sin dagli inizi della sua esistenza. Oggi ci sono applicazioni per
smartphone che permettono di fare cose che dieci quindici anni fa erano
inimmaginabili. Ci sono sempre più macchine a sostituire la forza umana,
dimenticandoci poi che le opere fatte da un artigiano non possono essere sostituite
da quelle fatte da una macchina. Se ci stacchiamo troppo dal lavoro manuale
finiremo come zombie, vittime delle stesse macchine create da noi, quindi
dobbiamo per forza trovare un equilibrio. Pedalando, guadagnando ogni metro di
strada con le proprie forze, sforzo dopo sforzo, sudata dopo sudata, il viaggio
prende un sapore più vero. Sa di avventura, di freschezza. Sa di vita. Immagina se
installassero una funivia che ti porta dritto in cima all’Everest (credo la stiano
studiando). Ok, puoi dire di averlo fatto, ma viaggiare spostandoti con le tue forze è
dire: «L’ho fatto!» e mettere la crocetta sopra ad una delle cento cose da fare prima
di morire. Viaggiare in questo modo vuol dire assaporarsi le cose piano piano e
imparare a convivere con l’incertezza di raggiungere un obbiettivo perché è propio
il percorso la parte che mi interessa. Il mio obbiettivo lo raggiungo ogni qualvolta
riesco a rompere quel muro, quelle paure che la società ci impone. Viviamo in una
società in cui tutto dev’essere a norma, tutto dev’essere regolamentato da qualcosa
o da qualcuno che ti impone delle cose dicendoti che devi guadagnare tot, devi
avere una o più case, una macchina e una famiglia, «No non lo fare perché è
pericoloso!»… ma quando dobbiamo essere felici? Un solo modello di felicità non
esiste, siamo quasi due miliardi sul Pianeta Terra. Una volta che hai rotto il ghiaccio
e che farai qualcosa che non rientra nelle abitudini della società moderna, forse
comincerai a chiederti come vale la pena a passare il tuo tempo.

-Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo- è la frase in cui ti identifichi.
Che cambiamento sei? 

E’ la massima di uno dei più grandi pacifisti che si sia mai conosciuto
nella storia dell’umanità, Mahatma Gandhi. L’ho fatta un po’ mia perché mi sono
accorto che è facile lamentarsi che le cose non vanno, ma lamentarsi non è la soluzione.
La soluzione è cercare di impegnarci per primi a vivere le nostre singole
vite in maniera più consapevole e responsabile. Il mondo che vedo dal mio sellino è
il mondo visto da un occidentale e perciò sono consapevole che c’è gente al mondo
che è felice anche con molto meno di quello che abbiamo noi. Io ho capito che è
inutile cercare la felicità accumulando beni materiali.

In fondo, in fin dei conti siamo umani.

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