Attraverso i confini: Antonio Di Guida in bici tra Israele e Palestina

Mi chiamo Antonio Di Guida e sono uno scrittore ma soprattutto, un cicloviaggiatore.

Viaggio per il mondo ormai da 10 anni. Sono quel tipo di viaggiatore che vuol connettersi con più culture, popolazioni indigene e capirne a fondo l’essenza, i segreti e la loro vita che si cela dietro i loro sguardi, le loro rughe e i lavori nei campi o nelle grandi fabbriche al fine di poter crescere e imparare sempre di più il mistero di questa incredibile vita.  

Grazie alla bicicletta, riesco a raggiungere luoghi e popoli che quasi mai, hanno intravisto un turista e questo per me è la ricchezza più grande: conoscerli, ascoltarli, viverli e aiutarli attraverso la mia voce e i miei racconti. 

Brevemente vi racconto la mia storia.
Nel 2013 ho deciso di lasciare quel porto sicuro che era il luogo dove sono nato. In un momento di grande malessere interiore, dove non riuscivo più a vedere la bellezza di vivere la mia vita attraverso un lavoro fisso, una relazione, un mutuo e una famiglia, decisi che la strada e il viaggio, dovevano essere parte integrante della mia vita. Presi un volo di sola andata per il Kenya, dove ho vissuto per diversi mesi in un progetto umanitario e dove grazie a questa incredibile esperienza, ho capito quanto è importante connettersi con popoli indigeni attraverso una delle esperienze più forti che tu possa fare nella tua vita: il volontariato. A volte si pensa che il volontariato è una forma di aiuto verso il prossimo, è anche vero che attraverso il volontariato riesci ad imparare tante cose di quel luogo, riesci a conoscere i tuoi limiti, a sperimentarti e capire cosa ti piace fare e cosa no. Dopo l’Africa ho vissuto per due anni in Australia dove ho lavorato duramente per permettermi di comprare una macchina fotografica e poter poi viaggiare per due anni l’Asia. Ho aperto poi un sito web italianbackpacker.com dove ad oggi, racconto dei miei viaggi, i miei libri e il corso online di cicloviaggio che ho realizzato.
Dopo l’Australia ho realizzato un viaggio via terra attraverso l’Asia, dall’Indonesia agli Stati Arabi. Ed è qui che mi sono avvicinato al cicloviaggio. Avevo pochi soldi con me, e volevo attraversare l’Iran nella maniera più lenta possibile, raggiungere soprattutto popoli che mi potessero raccontare la loro cultura, viverla a fondo. Comprai una bici per 80 dollari e legandoci il mio zaino con una fune, percorsi l’intera terra persiana. Viaggio che poi è diventato un mio libro: l’Iran in bicicletta.

antonio di guida

Da quel momento, ho appreso la magia del cicloviaggio, ma soprattutto, quell’incredibile possibilità che un mezzo con due ruote, messo in movimento con la forza del corpo ma soprattutto dalla mente, riesce a farti conoscere storie, culture, famiglie e terre che mai avresti potuto conoscere in cammino o con un mezzo a motore. 

Arrivato poi in Italia e attraversato la Turchia e la Grecia, decisi di riprendere un altro volo. Stavolta verso l’America. Per due anni ho vagabondato via terra e via mare con il mio zaino dagli Stati Uniti alla Colombia, iniziando poi da qui, a viaggiare nuovamente con una bicicletta, questa volta realizzata da un grande artigiano: Eugenio Simoncini. 

Colombia, Ecuador, Perù, Bolivia e Chile, fanno parte di una grande famiglia che per 3 anni mi hanno cresciuto. Ho intensamente vissuto attraverso i miei pedali, realizzando esperienze di ogni genere a contatto con culture indigene, apprendendo sempre di più tante tematiche e difficoltà che oggigiorno vivono queste popolazioni: come i villaggi peruviani intossicati nella valle nel Cerro De Pasco per colpa delle miniere giapponesi, lo sfruttamento delle tribù Quechua nei campi ecuadoriani, oppure i tanti villaggi Aymara in Bolivia che stanno combattendo contro il governo per le tante industrie realizzate nel salar per estrarre il litio; potrei andare all’infinito…

Quest’anno, forse anche perchè sono rimasto fermo per quasi un anno per colpa del covid, mi sono spinto troppo.
Attraversare la Palestina, i territori occupati e in conflitto non è stata sicuramente una passeggiata.
Volevo conoscere a fondo le famiglie palestinesi, il loro presente, le loro storie, ma soprattutto, portare la loro voce in Italia e attraverso i miei racconti, al fine di poterli aiutare in qualsiasi maniera possibile.

Ho attraversato il grande muro che divide Israele con i Territori palestinesi e non è stato assolutamente facile: i militari giovani che hanno paura, sono la cosa più pericolosa che puoi trovare mentre sei in viaggio, specialmente se ti puntano un arma contro e urlano in faccia di non muoverti.
Sono entrato di nascosto attraverso le montagne per poi arrivare in progetti umanitari che sostengono famiglie palestinesi attraverso l’agricoltura organica.

Ho poi proseguito il mio viaggio, dove in ogni villaggio i palestinesi mi fermavano bruscamente, anche mostrandomi la pistola per assicurarsi che io non fossi il ‘nemico’, successivamente poi l’ospitalità araba si è presentata alla mia anima: mi hanno accolto nelle loro case, addobbate con tante foto di familiari uccisi, scomparsi o in galera senza alcun motivo.
Tante, troppe storie che in un testo come questo non possono essere raccontate, e per questo motivo ho bisogno di spazi come quello del Bam per poter condividere. Il mio viaggio è proseguito verso l’Egitto e poi verso la Giordania, terre aride, piene di persone ospitali ma allo stesso tempo non propriamente libere, e questo viaggio mi ha fatto capire quanto siamo fortunati ad essere nati nella parte ‘giusta’ ( così la chiamano) in un paese libero e avere la possibilità di muoverci e viaggiare per il mondo. 

Viaggiare per abbatte ogni tipo di muro, ogni tipo di frontiera e ogni tipo di bandiera, per poter aiutare famiglie e popoli completamente abbandonati da ogni governo. Aiutarli nel poter pagare una notte a casa loro, il loro cibo e la loro ospitalità. Viaggiate senza ego, senza dover per forza superare record o voler fare la ‘Storia’, viaggiate per potervi migliorare, conoscervi interiormente ma soprattutto, vivere tante esperienze che attraverso ogni tipo di vita ‘normale’ incatenata nella routine, non si riuscirebbe mai a vivere. 

Lunga vita ai cicloviaggiatori e ai sognatori. 

Ci vediamo al BAM!

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