Fotografi on the road: PAOLO CIABERTA

Viaggiare è sempre anche raccontare.
Paesaggi, incontri, emozioni, fatica e bellezza diventano parole e, oggi, spesso grazie alla facilità che ci concedono gli smartphone, anche immagini. Realizzare fotografie autentiche e originali non è però facile; anche da un punto di vista pratico, se vuoi portare con te l’attrezzatura necessaria per la fotografia, servono un po’ di accortezze e le idee chiare.
Abbiamo chiesto qualche consiglio ad alcuni fotografi che hanno fatto del reportage su due ruote una delle loro passioni.

Il primo contributo è di PAOLO CIABERTA.

Sono nato a Torino nel 1972. Ho iniziato a lavorare come fotografo professionista nel 2000 sui palcoscenici teatrali. Negli anni ho sviluppato un’attenzione particolare per il reportage, che trasferisco in tutti lavori che eseguo, dai servizi giornalistici al backstage di spettacoli teatrali, dagli articoli sportivi fino ai viaggi in bicicletta. Collaboro da anni con la rivista
Rouleur.
C’è chi viaggia per pedalare e chi pedala per viaggiare, io rientro certamente nella seconda categoria, ho sempre amato viaggiare, non intendo la vacanza, ma lo spostamento nello spazio ma spesso anche nel tempo.

Tra tutti i mezzi di trasporto la bici è quella che preferisco, un mezzo lento ed essenziale che mi da il tempo necessario per osservare il mondo intorno e per pensare come poterlo raccontare. La lentezza da anche il tempo per osservare il proprio mondo interiore e talvolta anche quello può essere tema di racconto.
Ultimamente mi sono dedicato molto al bikepacking, che offre indubbiamente molti vantaggi ma che pone anche diverse domande sul trasporto dell’attrezzatura fotografica.
In linea generale la regola che seguo dopo anni di tentativi è quella della leggerezza e della praticità, mi è capitato di viaggiare con la reflex al seguito e magari 2 ottiche ma per dimensioni e peso non è risultata una buona scelta, negli ultimi anni la tecnologia ci è venuta incontro con la nascita delle cosiddette mirrorless, ossia macchine che offrono la stessa potenzialità delle reflex ma in dimensioni ridotte tanto da riuscire a metterle nella borsa del tubo orizzontale, secondo me il posto migliore perchè la macchina non risente delle vibrazioni contro il telaio e perchè risulta molto pratica quando devo riporla o prenderla per scattare. A volte può risultare utile nel reportage essere pronti a scattare velocemente, per cui pedalo con la macchina al collo ma non mi sento di consigliarlo perchè in caso di una qualsiasi caduta, anche banale, la prima cosa che andrebbe a sbattere sarebbe proprio la fotocamera, nel caso comunque è utile una cinghia speciale che tenga la macchina ferma perchè il rischio è che si metta a dondolare fastidiosamente o peggio possa andare a sbattere contro il telaio o il canotto della forcella.

 

Riguardo alle borse se posso scelgo quelle water resistent ma non waterproof, le borse completamente isolanti dall’esterno creano condensa, eccessivo calore e relativa umidità, tutte cose che non fanno bene all’attrezzatura, piuttosto porto dei sacchetti di plastica per proteggere la macchina lasciando però delle fessure che permettano all’aria di passare e
mantenere l’ambiente asciutto. Quando si viaggia in bici (ma non solo) le cose da evitare per l’attrezzatura sono le vibrazioni, la polvere, la condensa e l’acqua (nel caso che la macchina non sia impermeabile).

La scelta delle cosiddette macchine tropicalizzate sicuramente aiuta.

Attualmente la mia attrezzatura risulta così composta:
1) Sony RX100, una macchina compatta ma di buona qualità ottica e che offre le stesse opzioni manuali delle reflex. Ha il grosso vantaggio di essere davvero piccola tanto da stare comodamente nella tasca posteriore della maglia, oppure riposta in una qualsiasi borsa sulla bici.
2) Sony alfa 7 + ottica 24-70 2,8 – decisamente più grande, pesante e meno pratica da trasportare ma indubbiamente offre una qualità d’immagine eccellente e la prediligo per i lavori più importanti e quando sono certo che le immagini verranno stampate per una pubblicazione. Il posto migliore dove riporla risulta la borsa da manubrio, a volte la avvoglo in un asciugamano per proteggerla da eventuali vibrazioni.
3) In passato ho utilizzato anche la Pen F della Olympus che utilizzata con ottica fissa è un buon compromesso dimensioni/qualità.


Le ottiche sono importanti, talvolta più del corpo macchina, io preferisco ottiche luminose e con un minimo di zoom in modo da dover portare un solo obiettivo. Anche l’ottica fissa può risultare valida ma in questo ognuno ha il suo modo di scattare.
Con me porto sempre almeno 2 batterie e diverse schede di memoria. Non ho mai utilizzato hard disk portatili, sono sicuramente utili per i viaggi molto lunghi ma fino ad una settimana 10 giorni sono riuscito a farmi bastare le schede che ormai hanno raggiunto capacità davvero enormi. La sera faccio una selezione veloce delle foto da buttare così recupero ulteriore spazio ma generalmente più si accumula esperienza e meno scatti si fanno.
A corredo di ciò mi porto dietro delle salviette per la pulizia delle lenti, i piccoli sacchettini di silicio o sale per assorbire l’umidità quando sono riposte nelle borse, ed ovviamente il caricabatterie.

Tutto ciò che riguarda l’attrezzatura ( cavi batterie etc.. ) lo ripongo in un unico sacchetto in modo che risulti pratico recuperare ciò che mi serve.
Un piccolo cavalletto può tornare utile purchè sia compatto e leggero, importante sempre verificare il peso che può supportare.
Credo comunque che per fare delle buone fotografie di viaggio, prima ancora di focalizzarsi sull’attrezzatura e su tutti gli aspetti tecnici servono delle buone ‘scarpe’ (in questo caso una buona bici), la giusta dose di pazienza e ultimo ma non ultimo avere qualcosa da dire.

Se hai qualcosa da dire allora anche la fotocamera del cellulare può andare bene (con tutto il rispetto del caso vista la qualità raggiunta dagli ultimi modelli).


Buon viaggio a tutti, Paolo Ciaberta

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