Fabio Consoli sarà ospite al BAM! alla Rocca di Noale, e ci parlerà di viaggi e della sua bicicletta insieme a Willy Mulonia.
La sua intervista per BAM!

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C’è un momento particolare in cui hai sentito che sarebbe stata la bicicletta che ti
avrebbe portato tra le strade del mondo?

Da piccolo, circa 11 anni, andavo in giro sulla mia BMX per le strade del mio quartiere.
Non essendo ancora pratico di meccanica, dopo le prime forature ho tirato via camera
d’aria e copertone e andavo regolarmente sul cerchio nudo e crudo. Il ferro sull’asfalto
fa quelle sgommate che ti fanno rizzare le carni.
Per fortuna c’era ancora tanto spazio verde in giro, per lo più aree abbandonate dove
la vegetazione cresceva rigogliosa e selvaggia. La gente del posto ne approfittava per
scaricare l’immondizia e parti di arredamento non più desiderate. Così si pedalava
all’avventura, tra cessi e vecchi armadi. L’immagine così descritta non si presenta
molto pittoresca, ma la sensazione di avventura che provavo in quei giorni è
quell’alchimia magica che rincorro ancora nei miei viaggi
. Lì ho capito, da grande
voglio vedere il mondo.
Preferibilmente senza vecchi lavandini che mi intralcino la
strada.

Qual è la spinta che ti porta a viaggiare a conoscere le altre terre in bicicletta?

Vivendo, come molti di noi, nell’era dell’estremo confort, cerco il disagio.
La tecnologia mira senza pietà a eliminare ogni più piccolo sforzo fisico.
L’era del telecomando. I più audaci riescono ad allinearne sul divano fino a sette.
Ho comprato la macchina nuova. Basta una goccia d’acqua e parte il tergicristallo.
Fa un po’ di buio si accendono i fari. Ho i sedili riscaldati (faranno bene alle parti
intime?) Parcheggio assistito. La macchina ti guarda, se hai sonno quasi ti fa un caffè.
Dunque, come antidoto alla tecnologia, all’inebetimento dei sensi, vado in bicicletta.
Per quanto mi riguarda, la ricerca de posto esotico non ha niente a che fare con le foto
da mostrare al ritorno.
Cerco il senso di smarrimento. Quella sensazione che ti fa vedere con occhi nuovi.
In quel fugace attimo, vivo nella realtà.

Qual è il ricordo più bello dei tuoi viaggi?

I ricordi più belli, spesso non sono emozionanti per gli altri. Hanno un’impalcatura di
emozioni che è nascosta allo spettatore esterno.
Il mio ricordo più bello è quello di una strada sterrata nella parte centrale dell’Alaska.
Una strada fangosa, in un grigio giorno di viaggio qualunque. Un’aquila reale sulla
cima di un abete. Una papera nera mi guarda passare, le cime innevate alla mia
destra si poggiano sulla valle allagata. Non sono io a pedalare, in questa scena sono
l’osservatore.
Mi guardo passare e penso: Questo ragazzo è veramente fortunato.

Hai un posto che senti di chiamare casa?

Questa è facile. La mia Casa è dove si trova la mia famiglia.

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La tua visione del mondo?

Questa è difficile ma ci provo.
Mi piace pensare che siamo tutti connessi.
Faccio un banale esempio.
Sto scrivendo questo testo. Uso un computer, una tastiera, una connessione a
internet. Il computer e fatto di tanti piccoli pezzi, dietro di ognuno c’è il lavoro di decine
di persone, ci hanno messo energia per farlo, c’è gente che ci ha studiato su per anni.
Steve Job ci si ha perso la salute. La connessione a internet è della mia vicina, al
momento sono collegato a scrocco, che non si sappia in giro
.
E la scrivania su cui mi poggio? C’è del legno, dunque un albero che qualcuno ha
piantato o per lo meno tagliato. I dipendenti del mobilificio che me l’hanno venduto, la
cassiera, le persone che hanno fatto il carrello su cui l’ho trasportato sino alla macchina. Potrei continuare all’infinito.
Tutte le volte che qualcuno si sente solo dovrebbe pensare a questo.
Tutte le volte che qualcuno pensa di non avere bisogno degli altri dovrebbe pensare a
questo: senza gli altri non ci sarei io.

C’è una frase che ti rappresenta?

“Perdersi per ritrovarsi.”
Può sembrare una di quelle frasi new age dove basta mettere insieme i contrari per far
figo. Ma, un certo signore indiano, rappresentato pelato e grassottello, disse che la
serenità si ottiene abbandonando i desideri. Teoria apparentemente inapplicabile nella
vita reale, ma non in viaggio.
Quando sei in viaggio devi mollare il senso di attaccamento, alle cose, alle persone.
Anche gli incontri più belli spesso durano solo una sera. Ti rendi conto che quel bel
tramonto non ti appartiene, lo lascerai li dove lo hai trovato.
Ti capita di ritrovarti nel bel mezzo della jungla del Madagascar e non avere idea di
dove ti trovi. Non sai dove dormirai la sera ne cosa mangerai per cena. Questa
sensazione di smarrimento può durare solo un secondo, ma è fantastica.
Quando ti sei perso, non hai più niente da perdere, hai solo da trovare.
Dunque conviene.

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