La bici del “toubabou”: set-up per pedalare in Africa

Un toubabou è una persona “dalla pelle bianca”: ed è uno dei modi con cui molti popoli dell’Africa Occidentale chiamano gli europei. Era quindi un toubabou Filippo Graglia, 32 anni, che ha viaggiato in sella alla sua Fargo dall’Italia al Sudafrica. 615 giorni, 25.000 km attraverso deserti, foreste, villaggi e città, dal Marocco fino alla fine del continente. Il racconto di viaggio di Filippo è anche un imperdibile libro, “All’orizzonte un toubabou”, disponibile su Amazon.
Filippo ci racconta come era allestita la sua bici per questa meravigliosa avventura.

Amo questa configurazione, ottimizzata in negozio e poi in due anni di strada. Più di tutto trovo esaltanti i copertoni, che mi garantiscono confort e libertà di ingaggiare anche sentieri tecnici. E soprattutto danno una buona sicurezza ad alte velocità su sterrati. In configurazione tubeless posso scendere sotto 1 bar di pressione e non accorgermi di quello che scorre sotto le ruote. Ho provato una bici standard da cicloturismo sulle stesse strade…credetemi, sono due pianeti lontanissimi.
Per viaggi meno impegnativi monto un Victoria Mezcal 29×2.35” al posteriore, che garantisce maggiore scorrevolezza (e 30% circa di risparmio di energia).


Pari piacere me lo dà la sella C15 Cambrium, una poltrona su cui il mio sedere si adagia molto volentieri.
Come vedete, il confort per me è fondamentale. Parlando di efficienza, trovo eccezionale il cambio 1×11, semplice e versatile. Ora si montano anche trasmissioni 1×12… benvenute!
Ma vediamo ora alcuni aspetti negativi di questa configurazione: va da sé che viaggiare in zone remote con questa bici non standard (per il cicloviaggio ma non solo) richiede qualche sacrificio e necessità di avere con se alcuni ricambi. Ad esempio, il cerchio può montare copertoni da 2.3 pollici in su. Valli a trovare in Africa! Allo stesso modo può essere difficile reperire catene per 11 velocità (in caso di necessità può essere utile sapere che una catena da 10v monta anche su una trasmissione da 11v). Il liquido tubeless lo lascio indovinare a voi.
Il copertone da 3 pollici al posteriore è al limite. Tra l’altro il MAXXIS misura 3.2” montato su quel cerchio. Quando attraverso quel meraviglioso fango argilloso che si appiccica ovunque, la ruota si blocca immediatamente.

Allo stesso modo, ho rotto due volte il cerchio posteriore e dovendo viaggiare con la ruota non centrata, il copertone toccava il telaio (ok, è una situazione limite, ma può presentarsi) . Su questo telaio consiglio al massimo un 2.8” al posteriore.

Per quanto riguarda la trasmissione, è da tenere in conto che la catena di un 11 o 12 rapporti si consuma molto più rapidamente. A pieno carico e sotto grande sforzo consiglio un cambio (o almeno un check) a 2000/2500 km.

Per viaggi lunghi consiglio quindi di portarsi appresso un chain checker, per quel che pesa… Ovviamente si possono usare più catene a rotazione, per rallentare l’usura del gruppo trasmissione.
A pieno carico (c.ca 140 kg) il freno TRP surriscalda molto su lunghe discese, e perde efficienza.
Ho parzialmente ovviato al problema montando un disco da 180mm all’anteriore. Negli ultimi viaggi il pensiero di un passaggio ai freni idraulici mi accompagna…

 

Promosso a pieni voti il Frame Bag, decisamente la borsa migliore dell’equipaggiamento.
Ortlieb produce una seat bag non ottimale. Da riempire con attenzione per renderla rigida. Troppo ballerina, su sterrati tecnici e le oscillazioni danno fastidio. Consiglierei un sistema con harness (esempio Porcelain Rocket).
Con un telaio XL ho la fortuna di poter montare due borse sull’harness in configurazione verticale.
Ottima soluzione, per sfruttare lo spazio nella piega del dropbar e non spostare più di tanto il centro di gravità dall’asse della forcella. Suggerisco di non superare i 5/6kg di bagaglio al manubrio per non perdere eccessiva agilità.
Contenuto Frame bag: elettronica, fornello, tools&spares, documenti, medicinali, igiene personale.

Handlebar: eq campeggio, laptop.

Seat bag: Vestiario. Fork: Viveri. Cockpit: snack, occhiali sole, repellente zanzare, vari ed eventuali da tenere a portata di mano.

Sull’equipaggiamento potremmo disquisire per ore. Mi preme sottolineare
l’importanza di un buon materassino per il confort notturno e isolamento dal suolo.
Il fornello a benzina (anche butano e diesel) è necessario per zone remote. Per un viaggio in Europa ne farei a meno. Benzine molto sporche (come quelle che si possono trovare in Africa, Sud Est asiatico) richiedono una costante pulizia e manutenzione delle molte componenti del fornello.
Per la navigazione mi sono sempre affidato all’applicazione Mapy.cz e alle buone vecchie mappe cartacee per una visione d’insieme.
Spot Gen3 è un nice-to-have, non indispensabile. Più volte mi son chiesto: ma se premo il pulsante SOS, davvero qualcuno verrà a salvarmi nella foresta africana?
Come vedete dalla lista, un powerbank mi è stato sufficiente per un’autonomia elettrica (tutti dispositivi a ricarica USB). Quattro giorni circa di autonomia con 4 devices.
Ho trovato utile avere un piccolo zainetto con me. In molte occasioni quando si è
lontani dalla bici e si ha qualcosa da trasportare, o si compie un’escursione a piedi, fa comodo.
Non avevo con me un sistema di trattamento dell’acqua.

Scelta discutibile, e soprattutto dettata dall’adattamento. Se da un giorno all’altro vi ritrovate a bere acqua di pozzo della foresta, meglio avere filtri o pastiglie con sé.
Di cosa non potrei fare a meno: la comodità e versatilità delle Crocs quando non sono in sella.
Cosa mi è mancato: uno specchietto retrovisore.

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