No Borders, il viaggio di Andrea Campa

Mi chiamo Andrea, ho 37 anni, lavoro nella GDO e sono un animale super sociale.
Mi piacciono le folle, le feste, gli abbracci e le lunghe chiacchierate.
Ma… quando viaggio la mia dimensione preferita è quella in solitaria.

Perché il viaggio per me in primis è scoperta, esplorazione.
Perché non mi piacciono i compromessi e i compromessi con sé stessi non hanno senso di esistere.
Perché mi piace prendermi delle libertà che solo da soli ci si può prendere.

Negli anni ho viaggiato da solo su bus, treni, a piedi e finalmente decido di affrontare il mio primo viaggio in bici con un unico obiettivo: riuscirci.
Non sono molto allenato al netto di qualche sgambata in zona, non ho mai provato a girare così tanti chilometri con una bici così carica, e anche il mio modesto mezzo mi crea qualche preoccupazione, ma con l’aiuto di un amico disegno una traccia di circa 750 km a cavallo tra Friuli, Slovenia e Croazia e faccio la cosa più difficile: carico la bici sul treno e parto.

Treno Padova – Gorizia, e dal piazzale della stazione inizia il viaggio vero e proprio.
1 km dopo sono già fermo nella piazza della città a sistemare i bagagli che, complice la mia inesperienza, sono poco stabili e mi creano problemi: ri-distribuisco i pesi in modo più ragionato e mi infilo nella meravigliosa valle dell’Isonzo.

La prima tappa è terribile. Troppi imprevisti, troppa salita, troppa fatica, mi viene da piangere e vorrei tornare a casa. Ma come lo giustifico poi con tutti gli amici e familiari con cui avevo condiviso nei giorni precedenti il mio itinerario?
Provo a spostare l’attenzione 1 km dopo l’altro più avanti e arrivo stremato al campeggio dove ho deciso di appoggiarmi per la comodità di una doccia calda e di una presa elettrica dove ricaricare tutto

Fortunatamente già dal secondo giorno gambe e testa iniziano a girare e piano piano comincio a godere di ogni metro che scorre sotto le ruote. E la Slovenia è il paradiso per questo: verde verdissima, belle ciclabili, automobilisti attenti.
Risconfino brevemente in Italia e da Tarvisio mi ributto in picchiata verso i laghi Bled e Bohinji, smeraldini e fiabeschi, imprecando in salita e urlando come uno scemo nelle discese.
Poi Lubiana, la capitale, con la sua atmosfera amichevole, e di nuovo verso le montagne.

Inizio a sentire il gusto della mia routine: monta tutto sulla bici, pedala, osserva, pedala, rismonta tutto, birra, dormi, ricomincia.
Viaggiare da soli, soprattutto in bicicletta (o a piedi), significa anche essere visti e accolti come degli eroi (di cosa poi?), stringere bellissime amicizie che durano 5 minuti, bere birre offerte da sconosciuti e ricevere sguardi di ammirazione mista a compassione. Se c’è una cosa che ho confermato in tutte le mie esperienze in solitaria è la ritrovata fiducia nelle persone: oh, là fuori è pieno di bella gente.

Attraverso di nuovo il confine Slovenia – Italia per una giornata nella zona dei Colli Friulani Orientali e dei suoi deliziosi vini (hic!) e poi giù verso Trieste. Nonostante la strada più trafficata di tutto il viaggio i panorami dalla Costiera verso il Golfo di Trieste mi fanno davvero emozionare. Non mi resta che festeggiare con uno spritz da asporto sdraiato sul Molo Audace.

I 2 giorni successivi mi portano a ripercorrere la celebre ciclabile Parenzana (Istria – Croazia) che segue il tracciato di una vecchia ferrovia, molto bella ma dal fondo un po’ troppo impegnativo per le mie 32mm anche se la fatica viene ripagata da un tramonto da cartolina sulle spiagge deserte di ottobre di Poreč.

Ho dormito in prossimità di laghi, montagne, mare, città. Che meraviglia.
È ora di tornare sotto il diluvio (unica pioggia su 9 giorni di viaggio) verso nord di nuovo a Trieste, dove si realizza il mio obiettivo: farcela. E ce l’ho fatta.

I miei amici ciclisti diranno “ah ma io lo facevo impennando e bendato sto giro”, i miei amici non ciclisti diranno “ma tu sei un folle, un eroe”.
Io dico solo che se ce l’ho fatta io, con un po’ di organizzazione e tenacia, probabilmente ce la può fare chiunque.
Basta superare il primissimo scoglio: partire.

Ed è da quando sono tornato che penso a quando ripartirò la prossima volta.

Ottobre 2021

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