Willy Mulonia oggi è un esperto Tour Operator con  migliaia di chilometri nelle gambe e migliaia di clienti accompagnati in giro per il mondo. Ma come e quando è iniziato tutto?

Ho cominciato ad andare in bicicletta per un caso fortuito. Non basato su una botta di fortuna, ma su un guaio, un infortunio. Durante la riabilitazione al ginocchio mi viene consigliato l’uso della bici. Ed è subito nata la passione.

Inizio a gareggiare, ci prendo gusto e inizio a farne di tutti i colori. 

Ad un certo punto della mia vita devo affrontare il divorzio. 

In me il marasma mentale. Andavo in terapia ogni lunedi dalle 17 alle 19. Lo psicologo mi dice: “Willy, cerca un obiettivo al di fuori della sofferenza, concentrati su quello e fai di tutto per raggiungerlo, non restare ancorato nella scatola nera in cui ti trovi”. 

La mattina seguente, il martedi, nella cassetta delle lettere trovo un depliant della gara a tappe in Australia, era il 1998 

“Ecco qua la mia terapia”. 

Mi preparo, faccio la gara, torno a casa con un bel risultato, che non è importante tanto per i numeri, quanto per l’apertura della finestra sul mondo delle possibilità. 

In Australia conosco un amico Spagnolo che mi dice: “In Alaska c’è una gara folle, ci ritorno se vieni con me”.

A febbraio del ‘99 sono in Alaska a -50’. E partecipo alla Iditarod. 

Qui c’è la gara. Ce la faccio. Arrivo fino in fondo. 

La mia finestra sul mondo delle possibilità si spalanca. 

Tutto quello che ho fatto col culo sulle sella mi è stato utile nella vita quotidiana, l’ho utilizzato per cercare di aggiustare diverse cose. Quindi mi sono detto: “Se sono riuscito a fare l’Alaska in inverno, come é possibile che non riesca a sistemare la mia vita privata?”.

L’anno successivo, nel 2000, torno in Alaska. Li succede un’incidente. 

Rischio di ammazzarmi, mi prelevano con l’elicottero e mi portano in ospedale. E mi si accende una lucina nella testa.

“E’ in quegli attimi che la mia mente si fa piu nitida. Penso: cosa diavolo sto facendo? Se fossi morto in quel dirupo sarei molto triste. E’ questo quello che voglio dalla vita?”

Torno a casa e mollo tutto.

Mollo lavoro, fidanzata, chiudo casa e vado a vivere in Alaska. 

Compro il biglietto, vendo tutto per avere un fondo economico, impacchetto tutto. E quando sono seduto in sala con in soli 2 metri quadrati di spazio tutte le mie cose, si accende un’altra lucina (sì, sono pieno di lucine, sembro un albero di Natale). 

Vado in Alaska ma parto dal punto piú lontano che la terra ferma mi permetta”. 

Apro la cartina, scorro la mappa dell’Alaska, cerco il fatico punto e lì scopro dov’è la Patagonia. E leggo: Ushuaia. 

Riparto da qua.

Ho scelto di andare in Alaska per due motivi: perchè era un pellegrinaggio di ringraziamento, e perchè la bici è lo strumento che piú mi ha aiutato ad uscire dalla tormenta.

A quel punto della mia vita nasce l’idea del viaggio nelle Americhe. 

Durante quel viaggio ho attraversato scenari stupendi ma é solo quando sto attraversando il Desierto de Atacama che esplode in me un sentimento e l’esigenza di essere li con qualcuno. 

“30mila kilometri in solitaria. E’ bellissimo, ma… io qui un giorno devo portarci qualcun altro”.

Chiudo la parentesi e non ci ripenso per due anni. Una volta raggiunto Prodhoe Bay, sulla costa del mar glaciale articolo dell’Alaska, é ora di tornare in Italia. Verso la fine del 2002 riapro quella parentesi e nell’agosto del 2004 porto 22 persone ad attraversare quel deserto. Il mio sentimento di condivisione era solo all’inizio. La mia agenzia viaggi era nata. Oggi si chiama: Pa-Cycling. 

Dall’apertura dell’agenzia al Mongolia Bike Challenge e poi L’Eroica, e l’anno dell’ Eroica in Spagna arriva anche il BAM! 

Era il 2014 a Livigno, il primo anno del BAM! La prima riunione insieme con Eleonora ed Andrea, un progetto scritto sulla tovaglietta del ristorante: Mr Nessuno. E questa sinergia che dura da anni. Fino a oggi, fino a questa intervista.

Qual è il set up della tua bici per la Patagonia? 

  • Scarpe per la bici 
  • 2 calze
  • 2 pantaloncini
  • 1 maglietta
  • 1 mantellina
  • 1 piumino
  • 1 corta vento
  • Casco
  • Guanti
  • Le crocks

E per Europa? 

Lo stesso. Forse meno: 

  • 1 paio di pantaloncini corti
  • 1 maglietta
  • 1 piumino
  • Le crocks. 

Le persone che viaggiano con te, cosa si portano via?

Di tutto!! 4 power bank, lo spazzolino da denti elettrico… “E il phon dove lo hai lasciato?” gli chiedo io. (ride)

Sai qual è il punto? Avere materiale con sè, pensi che possa sopperire alle paure. 

Cosa significa portare qualcuno con te?

Significa tanto. 

Nel mio caso è una ragione di vita. Io sono fatto per questo. 

Non per portare in giro la gente e basta.  

Io prima insegnavo ai ragazzi. Ero attratto dai disabili, da chi non riusciva a nuotare, dai soggetti che nemmeno a polmoni pieni riuscivano a galleggiare.  

Io sono nato per cercare di aiutare qualcuno a vincere le loro paure o aiutarli a stare meglio.  

Oggi ho solo cambiato scenario, e lo strumento. Non è più una piscina, ma sono i giardini nel mondo. Non é piú l’acqua ma è la bicicletta.

Quando io ho finito il viaggio dell’America,  ero combattuto se iscrivermi a psicologia  o mettere in piedi quello che ho fatto…  Il finale lo conosciamo. 

Mi piace vedere come si muove il gruppo e come si creano i sottogruppi all’interno delle persone. I sottogruppi di 2, le crisi, le piccole tensioni per la stanchezza, per lo sconfort. Io controllo tutto da fuori ed è una grande responsabilità perché loro depositano nelle tue mani il loro sogno. 

C’è anche la responsabilità del portarli sani e salvi fino in fondo. 

Quindi da quel momento ho voluto fare tutto sotto il cappello dell’agenzia. 

Noi siamo un agenzia viaggi perché per poter fare questo mestiere in modo professionale, legale e coperto da assicurazione, l’unico modo è essere inscritti all’albo delle Agenzie Viaggio. Contrariamente non potrei nemmeno usare il termine travel, trip, viaggio. 

Quali sono i tre luoghi in cui ogni viaggiatore dovrebbe andare?

E’ una domanda difficile. E’ relativo. 

La domanda giusta è: “Tre luoghi ai quali che ogni viaggiatore dovrebbe permettere farsi attraversare.”

Non siamo noi che facciamo un viaggio. E’ il viaggio che fa  noi. Quindi è indifferente dove si va.

Fai in modo che sia il viaggio, la cultura, la gente ad attraversarti. 

Più ti apri, piu permetti a quel posto di entrare dentro di te, e più ti lasci attraversare dal viaggio, piú torni a casa cambiato. 

Alla fine se fai un viaggio è per tornare a casa diverso da come sei partito. Possibilmente migliore.

“Chino verso nord”, il libro autobiografico di Willy Mulonia che racconta la propria storia di vita, attraverso le avventure in bici che in qualche modo ne hanno indirizzato la rotta e contribuito a sviluppare nell’autore una particolare visione del mondo.